Il nome è il vicolo: la stanza civica tra due muri, a Bari Vecchia come a Giovinazzo. Non un marchio, un modo di stare. Disegniamo da Via delle Querce, non da una capitale. La pietra qui è struttura, non rivestimento da catalogo.
Lavoriamo in pochi. Un tavolo, un archivio di campioni, il telefono del cantiere. Preferiamo la sezione alla vista a volo d’uccello. Preferiamo il calcare di Trani al pannello che finge la pietra. La luce che conta è quella dell’Adriatico: est al mattino, nord per leggere il colore.
Non costruiamo ville da copertina. Case strette, atelier, cortili, uffici in magazzini. Architettura civile: muri che tengono, pavimenti che si consumano, soglie che si usano ogni giorno. La scala che ci sta è fra 80 e 800 metri quadri. Sotto, il disegno si perde. Sopra, diventa un ufficio che non siamo.
Il tavolo materiali in questa pagina è lo stesso gesto, in piccolo: si sceglie uno spessore, si guarda come la luce lo legge, si scrive la posa. Non è un configuratore. È una nota di cantiere. Se un materiale non sta in sezione, non sta in facciata. Il campione si tiene in studio, non si ordina da una scheda PDF vista al telefono.