Forno Levante sta a Via dei Cantieri 8, dove il vento di levante
porta l’Adriatico fin dentro al vicolo. Non è un bar, non è una pizzeria:
è un forno. Legna, semola rimacinata, mani che sanno i tempi.
Dal 1968 lo stesso forno a volta, in refrattario. La prima infornata
è alle cinque, quando la pietra ha già preso calore dalla legna
accesa alle tre e un quarto. Chi passa al banco prende quello che c’è:
pane caldo, rustici, pasticciotti ancora tiepidi. Niente liste
d’attesa, niente scooter alla porta, niente carrello sul sito.
La legna è ulivo e mandorlo, in ciocchi da 30–40 centimetri, circa
un quintale a settimana. Non teniamo un termometro digitale in
vetrina: la volta si legge dal colore. Quando è bianca in alto e
rossa in bocca, si inforna. Quattordici pagnotte per pala, due
pale per fornata, due fornate al mattino feriale.
Il pane si ritira qui. Si porta a casa avvolto nel foglio, con la
crosta che canta. Se arrivi tardi, resta la frisella e un bicchiere
d’acqua al banco, e un arrivederci al mattino dopo. In questa storia
il forno serve il quartiere dei cantieri, non una piattaforma.